Quanto siamo influenzati dal linguaggio mediatico? Il caso dei migranti

Quante volte leggiamo notizie di cronaca o di attualità e alla fine della lettura pensiamo di avere un' opinione in merito? Direi molte!  Purtroppo però spesso il nostro pensiero è indirizzato da specifiche strategie semantiche utilizzate ad hoc per far passare un messaggio ben preciso.

Oggi voglio quindi esplorare questo argomento prendendo come esempio il tema dell'immigrazione raccontato dai mass-media. Per fare questo ho pensato di raccontarvi i risultati di una ricerca* che si è occupata dell’analisi del linguaggio dei giornali per scoprire la rappresentazione che viene fornita ai lettori del fenomeno dell’immigrazione nel nostro paese.



In questo contesto, il discorso e il linguaggio usato dai media possono diventare importanti mezzi con cui viene veicolato il messaggio che alcuni gruppi sociali siano legittimati a mantenere una posizione di supremazia su altri. 

Questo secondo alcuni autori è alla base della diffusione di una nuova forma di razzismo di tipo implicito che assume forme di espressione sottili e non immediatamente riconducibili ad espressioni discriminatorie. 
Il razzismo non fa più leva sulla componente biologica o etnica (non si fa più un discorso di razze), ma si usano espedienti di matrice sociale o culturale giustificate come puro e semplice realismo.

Sono stati analizzati i titoli degli articoli, i temi attraverso cui si parla di immigrazione, la fonte delle notizie e le metafore utilizzate per parlare degli immigrati.

Da queste analisi è emerso come quasi tutti i temi trattati per parlare di immigrazione riguardino:

- numeri: si usano dati statistici per drammatizzare le dimensioni del fenomeno;

- l’accostamento tra particolari etnie e certe forme di reati: si fa leva sulla paura di diventare vittime;

- il tema della clandestinità: si dà enfasi alla minaccia di “invasione” e all’esigenza di doversi proteggere;

- la marcatura di alcune differenze culturali tra “Noi” e “Loro” descrivendo questi ultimi come arretrati e fondamentalisti, per legittimare un’ipotetica supremazia del nostro gruppo di appartenenza.



Negli articoli analizzati, inoltre, è emerso come vi sia una forte tendenza a privilegiare solo il punto di vista del gruppo di appartenenza, anche quando l’evento della notizia interessi direttamente le persone immigrate. 
Quindi anche per descrivere le loro condizioni di arrivo vengono intervistate persone italiane con l’obiettivo di rappresentare la pericolosità del viaggio e la disperazione di queste persone con l’intento di offrire una descrizione positiva del nostro gruppo di appartenenza visto come quello “buono” che accoglie e aiuta.
Oppure, se viene data parola direttamente a chi arriva nel nostro paese, viene utilizzata una formula dubitativa, per suggerire che sia stato un resoconto poco aderente ai fatti di persone poco competenti e consapevoli. 

Ultimo elemento molto interessante di questa analisi è l’uso di metafore impiegate per parlare di questo fenomeno. Ecco le principali:

1. Metafora di “esodo – invasione” utilizzata per enfatizzare un sentimento di emergenza generale.

2. Metafore belliche come “Bombe biologiche” che veicolano la paura di contaminazione, “Scuole come polveriere” per esprimere la pericolosità degli stranieri “insediati nei nostri luoghi quotidiani”.

3. Metafore animali come “Clandestini stipati negli scafi come topi” che sottendono forme di “deumanizzazione” degli immigrati, una delle caratteristiche principali del razzismo.

Tutti questi elementi, come abbiamo detto, sono strategie semantiche che, in maniera implicita e spesso inconsapevole, veicolano il messaggio che l’esclusione sia un processo del tutto giustificato e naturale.

Ma la cosa più grave è che si pensi che questo pensiero sia arrivato da un’informazione di tipo obiettivo e realista come ci si aspetta che sia il linguaggio giornalistico.

Cosa manca invece nella maggior parte dei reportage di chi si occupa di questo fenomeno?
 
- le ragioni che spingono a intraprendere un percorso migratorio;

- i problemi da affrontare una volta arrivati in un paese nuovo; 

- il welfare del paese e le associazioni che difendono i loro diritti;

Questi argomenti, che solo in pochi trattano, possono contribuire all’avvio di una reale comprensione critica del fenomeno e favorire un vero processo di integrazione libero da pregiudizi e discriminazioni. 

Questo era il caso dell'immigrazione, ma può capitare anche con altri argomenti di informazione. 
Prestiamo attenzione alle parole al linguaggio usato e siamo pronti ad informarci correttamente! 

E voi siete pronti a leggere in modo più critico?

Dott.ssa Gaia Vignali



*Ricerca condotta da L. Montali, P. Riva, A. Frigerio, S. Mele presente nel testo “Dietro il pregiudizio. Il contributo della psicologia sociale all’analisi di una società multiculturale”, Liguori Editore, 2012.

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